Dove stanno andando i nostri dati?

Le origini del Cloud e la piattaforma AWS

La storia dei supporti per l’archiviazione dati si avvicina ad avere cento anni di vita, dagli inizi con le schede perforate, passando dalle chiavette usb e finendo nell’ormai conosciuto Cloud. Vediamo cos’è cambiato in questo secolo di evoluzione.

Il bisogno che stimola l’evoluzione

Dagli anni venti agli anni cinquanta il sistema delle schede perforate è stato il primo supporto di archiviazione disponibile ad accompagnare i primi passi dell’informatica.
Queste ormai vetuste schede venivano elaborate da degli enormi calcolatori elettromeccanici. Le cosiddette schede perforate permettevano di salvare dati e non dover cominciare da capo il lavoro ogni volta, inoltre consentivano di eseguire primordiali programmi di esecuzione. Erano fatte di cartoncino e rappresentavano l’informazione attraverso la presenza o l’assenza di fori in posizioni predefinite.

Le schede perforate

Le schede perforate si presentavano più o meno così. Ne abbiamo fatta di strada, vero?

Dalle schede perforate ai nastri cartacei il passo fu breve: rappresentarono l’evoluzione naturale delle schede ma più comodi. Il loro utilizzo crebbe durante la seconda guerra mondiale con la necessità di gestire l’enorme mole di dati per decifrare i codici crittografici dei messaggi militari.

In poco tempo il nastro cartaceo diventò magnetico: fatto di materiale plastico ricoperto di ossido magnetico per consentire l’archiviazione di grandi quantità di dati su ogni bobina. Il nastro magnetico ha dato il grande vantaggio di velocizzare il processo di archiviazione dei dati. Ciò ha permesso un’evoluzione epocale sia per i video che per gli audio, rivoluzionando il periodo degli anni ‘50 e ‘60.

Un esempio di nastro magnetico

Largo o stretto, in pizza o in cassetta, lungo i decenni il nastro magnetico è stato utilizzato in molte forme e per conservare tanti tipi di dati, dall'audio al video.

Il primo disco rigido nacque proprio in questo periodo, precisamente nel 1956. Ideato dalla IBM, la sua composizione era già assimilabile agli hard disk attuali. Il vantaggio rispetto ai nastri era di non dover avere un ordine di lettura sequenziale preciso ma di essere in grado di leggere i dati in qualsiasi ordine, un’altra rivoluzione nel campo dell’archiviazione dei dati.

Un esempio di disco rigido

Ora li conosciamo per essere piccoli e compatti ma gli hard disk dei primi tempi erano un'altra storia: grossi e pesanti.

Agli inizi del 1970 fecero la loro comparsa i primi floppy disk ma non come siamo abituati a vederli noi: le loro dimensioni erano infatti molto maggiori, quasi 24 centimetri di diametro. La loro struttura era quella dei floppy che conosciamo, di materiale plastico, con una parte interna di nastro magnetico. La tecnologia permise poi con il tempo di rimpicciolire questa tecnologia, aumentando la loro capienza sino ai noti 1,44MB o anche oltre per i più smanettoni.

Un tipico floppy disk

Questi sono diventati un'icona ormai storica. Pensate che, nel set ufficiale di icone web di Google, il floppy è ancora l'icona salva! È proprio entrato nella testa di molte generazioni.

Verso la metà del decennio successivo fecero la loro apparizione i primi CD-Rom, un’evoluzione del nastro magnetico ideato dalla Sony e dalla Philips. Questa tecnologia venne migliorata negli anni successivi, e divennero sempre più diffusi i masterizzatori CD per uso “personale” (ci siamo già intesi, vero?).
L’evoluzione dei CD-Rom arriva con i DVD, identici fisicamente ma molto diversi nei materiali. Questa tecnologia permise di immagazzinare dati fino a 4,7 gigabyte di memoria, pari alla capienza di quasi sette CD.

Un esempio di CD-Rom

Musica, videogiochi, film, software… Su CD e DVD è passato di tutto, che fossero acquistati in negozio, smerciati dalle bancarelle o forniti dal cugino smanettone.

Negli anni 2000 nascono i dispositivi di archiviazione di massa plug and play, con memoria flash e interfaccia Universal Serial Bus: le chiavette USB. Il loro successo fu immediato grazie alle loro dimensioni compatte e la loro sempre crescente capacità di archiviazione. Nello stesso periodo venne presentato da Sony il Blu-ray Disk con capacità da 25 a 50GB, ormai necessaria per la diffusione di contenuti multimediali in alta definizione. Quest’ultimo prodotto Sony vinse la battaglia contro l’HD DVD, altro standard promosso da Toshiba, NEC, Sanyo, Microsoft.

Un esemplare di chiavetta USB

Ormai c'è un case per ogni gusto, dalla banana al bambù naturale, ma quando va inserita si centra il verso giusto sempre al terzo tentativo.

Ai giorni nostri le chiavette USB sono sempre più diffuse, sviluppate e miniaturizzate. Con l’adeguamento ai nuovi standard USB le chiavette hanno aumentato di molto la loro velocità di scambio dati e la praticità d’uso.
In particolare, con il connettore USB-C non è più importante il verso di inserimento della chiavetta, cosa che ha sempre stressato molti utenti, me incluso.

Ma il grande salto di qualità nelle tecnologie di archiviazione, oggi è dato dal sempre più diffuso e accessibile utilizzo di servizi per il salvataggio di dati sul – virtualmente senza limiti – Cloud. Attualmente la piattaforma più diffusa e conosciuta è AWS, acronimo di Amazon Web Services.

Amazon Web Services logo

Ma come, Amazon non è solo l'ecommerce che vende di tutto e tratta male i suoi dipendenti? Sì, ma ha fatto anche delle cose buone.
AWS: cos’è e quali vantaggi offre

Amazon Web Services Inc. (nota con la sigla AWS) è un’azienda statunitense di proprietà del gruppo Amazon, che fornisce servizi di cloud computing su un’omonima piattaforma on demand.
Questi servizi sono operativi in 20 (24 entro il 2020) regioni geografiche in cui Amazon stessa ha suddiviso il globo. AWS offre oltre 150 prodotti, tra i quali Amazon Elastic Compute Cloud (EC2) e Amazon Simple Storage Service (S3), fornendo soluzioni on demand con caratteristiche di high availability, redundancy e sicurezza, il cui il costo finale deriva dalla combinazione di tipo e quantità di risorse utilizzate, caratteristiche scelte dall’utente, tempo di utilizzo e performance desiderate.

Un cloud pubblico, come AWS, Microsoft Azure o IBM Cloud, offre diversi vantaggi sia alle aziende che agli utilizzatori privati:

  • Scalabilità: è possibile aumentare o diminuire i servizi, e i relativi costi, in accordo alle reali esigenze di business in tempi molto brevi, alle volte praticamente in tempo reale.
  • Affidabilità: i data center dei fornitori cloud sono strutturati per garantire ridondanza, sorveglianza, amministrazione, manutenzione, aggiornamenti e sicurezza, senza gravare sul personale IT dell’azienda.
  • Costi ricorrenti: nessun investimento iniziale in infrastruttura, pagamento mensile con possibilità di pagare anticipatamente di modo da risparmiare.
  • Risparmi energetici e di spazio: non è necessario riservare prezioso spazio in azienda per un data center, che ha alti consumi energetici e necessita di personale qualificato.
  • Indipendenza dalla posizione: i servizi cloud sono fruibili da qualsiasi posizione geografica, senza bisogno di prevedere infrastrutture per connessioni sicure e affidabili ai server dell’azienda. Ideale per smart working, aziende distribuite, e personale fuori sede.

Vi sono però alcuni svantaggi o rischi potenziali nell’adozione di soluzioni cloud:

  • Vendor lock-in: migrare da un cloud all’altro, o da una soluzione cloud a una locale, potrebbe essere difficoltoso od oneroso, legando l’azienda a un fornitore. È necessario pertanto affidarsi ad un fornitore di servizi serio e noto sul mercato o, se la struttura aziendale lo permette, integrare le risorse umane con tecnici dedicati. Inoltre è possibile adottare una infrastruttura basata su container, più facile da migrare, così da ridurre il rischio di vendor lock-in;
  • Dipendenza dalla connessione: se la connessione internet è lenta o inaffidabile, non è possibile usare le applicazioni; consiglio pertanto di non risparmiare sul fornitore del servizio di rete Internet, verificare la banda minima garantita e valutare una seconda linea di backup;
  • Affidabilità del fornitore: che succede se il fornitore non riesce a erogare il servizio, decide di interromperlo o chiude l’attività? Come accennato all’inizio di questo paragrafo, se possibile valuta il fornitore del servizio in base alla salute della sua azienda. Se possibile, distribuire i servizi su altri cloud provider o avere un piano di migrazione pronto alla messa in opera in breve tempo;
  • Scarsa o nulla possibilità di contrattazione: a meno di non essere clienti davvero grandi e importanti, è molto difficile trattare sulle tariffe o i tempi di pagamento. E un ritardo nei pagamenti può comportare la scomparsa repentina delle applicazioni e dei dati aziendali. Bisogna quindi stimare attentamente l’investimento che una gestione dei dati in cloud comporta e successivamente valutare le tariffe offerte dal mercato con scrupolo. Verificate con frequenza i vostri costi e attivate degli allarmi o avvertimenti in caso di sforamento del budget prefissato.
Conclusione

La tecnologia evolve sempre più velocemente, ci affascina, ma sappiamo bene che se non si è appassionati o del settore non è facile rimanere aggiornati. È per questo che potresti aver bisogno dell’aiuto di un esperto per aggiornare i tuoi sistemi agli standard attuali.

Adesso ti lascio con una domanda: con tutte queste possibilità di salvataggio dei tuoi dati, da quanto tempo non fai un backup? Nel caso fossi un po’ arrugginito ti lascio un link ad un articolo proprio su questo tema.